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Archivio mensileaprile 2018

Frankie Manning, «l’ambasciatore del Lindy hop»

 

Oggi, nel giorno della sua scomparsa, vogliamo ricordare Frankie Manning, venuto a mancare proprio il 27 aprile di 9 anni fa a Manhattan, New York.

Difficile riassumere le caratteristiche di colui che è stato definito l’ «ambasciatore del Lindy hop», ma tenteremo di fare del nostro meglio, provando a spiegare qualcosa del perché questo ballerino statunitense è stato considerato, indistintamente, un innovatore.

Vogliamo partire da un’esperienza, più che da i soliti dati biografici (a quelli passeremo in un secondo momento) e, nello specifico, da “Hellzapoppin” (1941) l’adattamento cinematografico del 1941 dell’omonimo musical di Oleson e Johnson Broadway; in una delle scene finali del film i Whitey’s Lindy Hoppers, gruppo di ballerini del Savoy Ballroom, esegue una performance molto veloce e addirittura acrobatica. Proprio in questa “folle”, incredibile, danza (https://www.youtube.com/watch?v=YFpU5ypLrKQ) , considerata un successo per eccellenza del Lindy Hop, troverete un giovanissimo Frankie Manning in azione, se così, a freddo, intendete farvi un’idea del soggetto di cui stiamo parlando. Per chi vedrà questo estratto per la prima volta ne rimarrà sbalordito, chi già lo conosce, invece, lo guarderà fino alla fine anche stavolta.

L’espressione performativa dice moltissimo degli interpreti, questo vale sempre in ambito artistico e, in particolar modo, nel modo della danza in generale. Sono l’insieme dei movimenti che eseguono –e che eseguono meglio- a definire lo stile e questo, a studiosi, curioso o semplici appassionati, permette di capire le inclinazioni di quel danzatore, la sua indole artistica, il temperamento scenico, che sia un palcoscenico o un locale tra la 140esima e la 141esima street su Lenox Avenue. È proprio dal modo di ballare del performer che possiamo riconoscere le caratteristiche legate allo stile, alla forma, alla presenza o meno di una tecnica, alle qualità e alle peculiarità che vanno a definire la sua identità in termini di movimento, quindi di vita.

Il nostro rivoluzionario danzatore nasce a Jacksonville, 26 maggio di 104 anni fa; si avvicina al ballo lasciandosi ispirare inizialmente dai ballerini della prima generazione dei lindy hoppers, quali George “Shorty” Snowden, il top dancer del Savoy Ballroom che mette insieme la prima professionale lindy hop troupe ( la Shorty Snowden Dancers) e Leroy “Stretch” Jones. Questo per Manning accade anche se il suo approccio al genere inizia prima, nell’ Alhambra Ballroom in Harlem. Dal modello al superamento di esso: ben presto egli inizia ad acquisire uno stile talmente personale da diventare non solo inconfondibile, ma così accattivante per chi ne viene al cospetto, al punto di preferirlo a quello dei maestri che l’avevano preceduto. Il tempo non fa che confermare il fatto che con Manning, il Lindy Hop delle origini è qualcosa che si è migliorato, perfezionato e arricchito, si è evoluto in qualcosa di ancora più bello. Per questo motivo, con lui,

si può parlare di cambiamento nei termini di un fenomeno che, a tutti gli effetti, può essere considerato culturalmente e socialmente davvero interessante.

Dal temperamento competitivo e fisicamente predisposto a un certo tipo di attività, Manning in poco tempo è riuscito a diventare un ballerino, un coreografo, una star, partendo da quelle che erano le jam informali del “Kat’s Korner” del Savoy, vere e proprie gare che si disputavano il sabato sera in questo locale che consentiva l’accesso sia ai bianchi che alle persone di colore. La sua danza, già a partire da quei momenti, si è distinta innanzitutto per un’infallibile musicalità. Sebbene Manning non sia stato l’inventore del lindy hop, ha certamente contribuito a renderlo non solo più bello, ma più ricco di passi, con i celebri air steps o aerials. E infatti, con lui, abbiamo le prime coreografie aere in cui ballerini volteggiano in aria con salti e vere e proprie acrobazie.

Con l’avvento del rock’n’roll, il Lindy Hop ha iniziato la sua fase di declino, e così anche la carriera del nostro Manning che, da quel momento, comincia a lavorare in un ufficio postale. Solo negli anni ’80 si sente il bisogno di una riscoperta di ciò che sembrava ormai “perso”, superato.

Erin Stevens della Pasadena Ballroom Dance lo convoca per insegnare il Lindy Hop e per curare le coreografie dello spettacolo “Black&Blue”. il re del Lindy Hop ha settantadue anni all’epoca di questa nuova produzione per Brodway, ma nonostante tutto questo ritorno “in scena” ha contribuito a una riscoperta del genere e alla sua conseguente, massiccia e ancora nuova diffusione del ballo negli Stati Uniti, poi in Europa arrivando, a poco a poco, in tutti gli angoli del continente. La nomina ad “ambasciatore del Lindy” si lega proprio alla sua presenza come portavoce del genere e fonte di ispirazione per le generazioni di ballerini che hanno avuto l’onore di conoscerlo o di apprezzarne le qualità.

Umiltà, simpatia, passione per lo swing e per la vita: Manning muore a causa di una polmonite dopo solo alcuni giorni di ricovero nell’aprile del 2009.

Oggi, a quasi dieci anni dalla scomparsa, il Lindy Hop continua a rappresentare un autentico fenomeno sociale, in cui il ballo vive una doppia funzione di svago ma anche di momento di collettività.

A noi non resta che dire Grazie sir. Manning per averci fatto riscoprire, rivivere e ri..ballare tutto questo.